Hanieth Tarkian con Ali Emami Meybodi e con Seyed Mohammad Emami, direttore dell’Istituto Culturale della Repubblica Islamica dell’Iran a Roma
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Italia e Iran si incontrano a Roma per un dialogo sulla Famiglia. Roma, 31 marzo 2025 – Si è svolto nella mattinata di lunedì 31 marzo dalle ore 10, presso l’Istituto San Domenico di Roma, il primo ciclo di dialogo italo-iraniano sulla famiglia, promosso in collaborazione tra l’Istituto Culturale della Repubblica Islamica dell’Iran a Roma e una rete di studiosi italiani attivi in ambito giuridico, filosofico e sociale. L’evento ha visto la partecipazione di accademici, ricercatori, attivisti e rappresentanti istituzionali provenienti da Iran e Italia, uniti dal comune intento di riflettere sul ruolo della famiglia nella società contemporanea, analizzando problematiche e opportunità legate alla sua salvaguardia e valorizzazione, tanto sul piano culturale quanto su quello legislativo e morale. Foto di gruppo relatori Nel corso della giornata, i relatori si sono confrontati su temi centrali come il diritto familiare, il ruolo educativo della genitorialità, la valorizzazione della donna, le dinamiche intergenerazionali e i principi etici condivisi, proponendo spunti per la costruzione di politiche familiari più solide e orientate al bene comune. In particolare, il dialogo si è proposto di rafforzare la collaborazione tra le due culture sul terreno comune della centralità della famiglia, favorendo scambi accademici, proposte concrete di tutela e modelli di sviluppo sostenibili dal punto di vista umano e sociale. Il confronto si è svolto in un clima di apertura e reciproco rispetto, ponendo l’accento sulla necessità di recuperare e rinnovare i valori fondanti delle società attraverso la famiglia, intesa non solo come nucleo affettivo, ma anche come cellula generativa di coesione e stabilità. Hanno preso parte al dibattito per la delegazione italiana: Ginevra Bovassi, professoressa di Bioetica e associate researcher della Cattedra UNESCO in Bioetica e Diritti Umani; Elisabetta Frezza, dottore di ricerca in Diritto processuale civile, madre di cinque figli e responsabile scuola dell’associazione ContiamoCi; Adolfo Morganti, co-fondatore del Corso di Alta Formazione in Dialogo Interreligioso e Relazioni Internazionali; Daniele Trabucco, professore di Diritto Costituzionale e Diritto Pubblico Comparato; Andrea Zhok, professore di Filosofia Morale presso l’Università degli Studi di Milano. BONASSI: L’intervento della Bonassi ha analizzato il ruolo cruciale della famiglia naturale come fondamento della società, mettendo in evidenza come la sua “salute” incida direttamente sul benessere morale e culturale di una civiltà. Ha sottolineato come la famiglia, se ferita o distrutta, porti al declino della società stessa. La Bonassi ha descritto la famiglia come una “fortezza inespugnabile” che ha resistito nel tempo, ma che oggi sembra essere priva di custodi che credano ancora nel suo valore. Secondo la professoressa, la famiglia continua a conservare il potenziale per testimoniare la sua bellezza, anche se la società occidentale non sembra più accogliere questo messaggio. Inoltre, ha fatto riferimento alla Costituzione italiana e alla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, che riconoscono la famiglia naturale come un diritto fondamentale, sottolineando la centralità della famiglia nella società. L’intervento ha messo in evidenza come, sebbene il diritto laico e la razionalità abbiano preso piede, la famiglia rimanga radicata nelle tradizioni giudaico-cristiane che hanno plasmato la cultura occidentale. L’autrice ha concluso con un’analisi critica della crisi della famiglia oggi, legata alla secolarizzazione e alle correnti di pensiero moderniste che hanno contribuito al suo indebolimento, sostituendo il riconoscimento dei valori morali di base con una visione individualista e relativistica della libertà. L’intervento, infine, ha citato la riflessione del Cardinale Caffarra, che paragona il declino della famiglia a un edificio che viene smontato pezzo per pezzo: pur mantenendo tutti i pezzi, l’edificio perde il suo significato unitario. In primo piano Elisabetta Frezza accanto alla professoressa Bovassi FREZZA: L’intervento effettuato da Elisabetta Frezza ha denunciato come la famiglia, ultima isola di libertà e autonomia, venga minacciata da una campagna delle oligarchie sovranazionali che mirano a distruggere l’identità individuale e collettiva. La scuola, invece di trasmettere conoscenze, è diventata uno strumento per imporre ideologie, plasmando le menti degli studenti in conformità con i dogmi dell’Agenda 2030. Questi nuovi insegnamenti, che includono educazione alla sessualità e la promozione del concetto di “genere”, minano la costruzione dell’identità personale e familiare. La scuola, spogliata del suo ruolo educativo, diffonde pacchetti ideologici che sfidano i valori tradizionali, come la famiglia intesa come unione tra uomo e donna, e promuove una visione del mondo che considera la sessualità e l’identità di genere come variabili fluide. La Frezza ha evidenziato anche l’influenza delle organizzazioni sovranazionali, come l’ONU, che attraverso politiche educative globali cercano di normalizzare comportamenti devianti, come la pedofilia, e ridurre l’influenza dei genitori nell’educazione dei figli. MORGANTI: Adolfo Morganti, nel suo intervento, ha esplorato come la famiglia sia stata un obiettivo di attacco nel corso dei secoli, in particolare con l’affermarsi di visioni politiche e culturali moderne. Partendo dal contrasto tra la visione religiosa e quella laica, Morganti ha distinto l’Europa tradizionale, radicata nei valori greco-romano-cristiani, dall’Occidente moderno, influenzato dal protestantesimo e dal liberalismo, che vede nella famiglia un ostacolo da superare. L’influenza di Lutero, del razionalismo e dell’illuminismo ha ridotto la famiglia a una semplice costruzione sociale, mentre il neoliberismo degli anni ’60 e ’70 ha ulteriormente minato il suo ruolo. Secondo Morganti, la risposta a questa crisi risiede nel dialogo interreligioso, che può contribuire a difendere la famiglia e riscoprire i valori tradizionali condivisi da tutte le culture. La famiglia, quindi, resta un pilastro fondamentale da preservare. In primo piano Daniele Trabucco, al centro Zhok e Morganti, in fondo Mohsen Yazdani TRABUCCO: Daniele Trabucco ha analizzato, invece, il concetto di famiglia nella Costituzione italiana, evidenziando l’ambiguità che caratterizza la sua nozione nell’ordinamento giuridico. L’art. 29 della Costituzione riconosce la famiglia come «società naturale fondata sul matrimonio», ma questo riconoscimento non si traduce in un’adesione ai principi della legge naturale. La giurisprudenza costituzionale ha progressivamente distorto questa visione, spostandosi verso un approccio nominalista che ha svuotato il concetto di naturalità. Trabucco ha criticato l’evoluzione normativa, a partire dalle sentenze della Corte costituzionale, che hanno ampliato la nozione di famiglia includendo unioni non eterosessuali, fino alla legge Cirinnà del 2016. Secondo Trabucco, questo processo ha ridotto la famiglia a un concetto fluido, soggetto a reinterpretazioni, lontano dalla visione classica di un ordine naturale. La conseguenza di tale relativizzazione è la diffusione di un individualismo esasperato e la disgregazione del tessuto sociale, con effetti devastanti sulla natalità, sull’educazione e sulla stabilità matrimoniale, che vengono sostituiti da una cultura del provvisorio. ZHOK: Il professor Zhok nel suo intervento ha esplorato la famiglia come un’istituzione che si fonda su un equilibrio tra dimensione naturale e culturale. Ha analizzato la tensione tra questi due aspetti, evidenziando che la famiglia non può essere ridotta né a un semplice riflesso della natura umana, né a una costruzione esclusivamente culturale. La famiglia è una formazione culturale che, pur avendo una base naturale (la riproduzione biologica e culturale della specie), è anche influenzata dalle tradizioni e dalle norme sociali di una determinata comunità. Quando la cultura sopraffaceva la natura o viceversa, la famiglia perdeva la sua funzione sociale, portando a esiti disfunzionali. Zhok ha sottolineato l’ambiguità dei termini “famiglia tradizionale” e “famiglia naturale“. La “famiglia tradizionale” non può essere universale, poiché ogni cultura ha sviluppato modelli familiari differenti, adattati ai contesti specifici. La “famiglia naturale“, d’altra parte, non è un concetto che può essere ridotto alla sola dimensione biologica, ma deve comprendere anche l’aspetto culturale, che garantisce la trasmissione dei valori, delle esperienze e delle pratiche sociali da una generazione all’altra. L’autore ha anche evidenziato come, nelle società contemporanee, in particolare nelle società liberali moderne, si sia verificato un allentamento delle normative familiari e una riduzione del ruolo privilegiato della famiglia come istituzione sociale. Secondo Zhok, questa semplificazione del concetto di famiglia (ridotta a una semplice unione sentimentale o fisica) ha portato alla perdita delle funzioni biologiche e culturali fondamentali. In particolare, quando vengono esclusi i doveri morali interni alla famiglia, si rischia di dissolvere la sua funzione di riproduzione biologica e culturale, così come il fondamento delle normatività sociali. A destra Hanieth Tarkian, con Ali Emami Meybodi e Seyed Mohammad Emami, a sinistra Daniele Trabucco e in fondo Mohsen Yazdani Per la delegazione iraniana hanno preso parte al dibattito: Hanieth Tarkian, docente di Studi Islamici (che ha anche moderato l’evento e ha poi concluso la giornata); Mahboubeh Ardebili, docente universitaria e attivista per l’empowerment femminile; Seyed Mohammad Emami, direttore dell’Istituto Culturale della Repubblica Islamica dell’Iran a Roma; Ali Emami Meybodi, esperto in giurisprudenza politica e relazioni internazionali; Fatemeh Farahmandpour, presidente del Consiglio per la Donna e la Famiglia, membro del Consiglio Supremo della Rivoluzione Culturale iraniana; Ali Faeznia, direttore del Centro Culturale Imam Ali (as) di Milano; Saeed Kalhor, docente universitario e consigliere del Ministro per lo Sport e i Giovani della Repubblica Islamica dell’Iran. Gli interventi tra la delegazione italiana e iraniana si sono intervallati con momenti di riflessione congiunta. Ora riportiamo la sintesi degli interventi iraniani in ordine alfabetico. In collegamento da Teheran Fatemeh Farahmandpour e Mahboubeh Ardebili ARDEBILI: Circa venti anni fa, la professoressa Ardebili ha iniziato a impegnarsi seriamente nella politica familiare, concentrandosi su problematiche come l’aumento dell’età media del matrimonio, l’incremento dei divorzi e le difficoltà nella vita familiare. Inizialmente, l’approccio era psicologico e individuale, focalizzandosi sull’educazione delle coppie e sulla consulenza matrimoniale, con progetti come la formazione per coppie appena sposate. Tuttavia, il risultato non fu soddisfacente, poiché questi progetti non riuscivano a coprire tutta la popolazione e a produrre cambiamenti significativi. La svolta arrivò con il progetto “Primavera della bontà“, che coinvolgeva tutte le coppie della provincia di Fars, fornendo formazione e consulenza per i primi cinque anni di matrimonio. Nonostante i successi iniziali, come la riduzione del rapporto divorzi/matrimoni nella regione, il trend negativo per la famiglia a livello nazionale persisteva. Questo portò Ardebili a riflettere su un possibile errore di approccio, riconoscendo la visione paternalistica e unilaterale che vedeva la famiglia come un’entità da proteggere, anziché come un attore attivo. Adottando un “approccio integrato alla famiglia”, Ardebili ha promosso una visione che coinvolge tutte le politiche, da quelle economiche a quelle sanitarie e urbane, con l’obiettivo di rendere la famiglia un elemento centrale della governance e delle politiche pubbliche. Questo approccio mirava a passare da un supporto passivo a una promozione della centralità della famiglia, facendola agire come un attore capace di risolvere i propri problemi e influenzare l’ambiente circostante. Iniziative come il modello “Reihan” a Teheran hanno messo in luce come le famiglie possano affrontare i propri problemi locali attraverso soluzioni creative, promuovendo un ecosistema che permetta alle famiglie di prosperare. L’obiettivo è trasformare la città in un luogo dove le famiglie, come istituzioni viventi, possano partecipare attivamente alla risoluzione dei problemi sociali e politici, con un impatto positivo sul benessere collettivo. Seyed Mohammad Emam a destra in primo piano EMAMI: L’intervento di Seyed Mohammad Emami, Direttore dell’Istituto Culturale dell’Iran, è stato particolarmente significativo in quanto ha affrontato la visione della Guida Suprema dell’Iran, Ayatollah Ali Khamenei, riguardo le origini culturali e di genere delle crisi che oggi minacciano la famiglia. Emami ha delineato con chiarezza la situazione attuale, sia in Iran che in altre regioni, descrivendo la contemporaneità come un’epoca contrassegnata dalla “guerra contro la famiglia”, una guerra che ha avuto impatti devastanti sulla struttura familiare e sulle sue funzioni storiche. Secondo Emami, la crisi della famiglia è il risultato di un lungo processo storico che ha radici profonde in una serie di mutamenti economici, politici e sociali, derivanti principalmente dall’affermarsi del modello neoliberista. Questo modello ha promosso una visione individualista e consumistica della vita, dove il mercato e l’individualismo estremo sono diventati i fattori determinanti delle scelte quotidiane. Emami ha evidenziato come l’ideologia neoliberale, che ha trovato terreno fertile soprattutto in Occidente, abbia imposto una visione utilitaristica delle relazioni umane, riducendo la famiglia a una struttura funzionale alle esigenze economiche e al profitto. La famiglia, in questo contesto, perde il suo valore intrinseco come cellula sociale e culturale, diventando un mero ingranaggio in un sistema che riduce ogni relazione a un atto di scambio basato sul “dare e avere”. Un altro aspetto fondamentale sollevato da Emami riguarda la disonestà con cui vengono trattati i diritti delle donne, specialmente nel contesto della globalizzazione culturale. L’intervento ha sottolineato che, sebbene esistano iniziative sincere da parte di movimenti femministi che lottano per i diritti delle donne in ambito lavorativo e sociale, questi stessi movimenti sono stati spesso strumentalizzati dai capitalisti occidentali per promuovere un modello di liberazione che, in realtà, non tiene conto della storia culturale e sociale dei paesi del Terzo Mondo. Laddove il femminismo occidentale ha avuto un impatto positivo in alcuni contesti, il suo adattamento nei paesi non occidentali, come l’Iran, è stato spesso distorto per giustificare una rottura con le tradizioni culturali locali, presentando la famiglia come un’istituzione oppressiva. Emami ha criticato l’industria dei media occidentali, che contribuisce ad alimentare l’illusione che le donne del mondo orientale possano trovare la loro libertà solo abbandonando le proprie tradizioni, spesso ignorando le complessità storiche del colonialismo e dello sfruttamento. Seyed Mohammad Emami ha anche richiamato la visione islamica riguardo al matrimonio e alla famiglia, enfatizzando che il matrimonio non è semplicemente un contratto sociale, ma una “unione divina”. Secondo l’insegnamento dell’Islam, come sottolineato dalla Guida Suprema, la coppia uomo-donna non è solo un’unione fisica, ma una combinazione di due esseri complementari che, unendosi, creano una terza entità, la famiglia. Emami ha ricordato che il matrimonio, secondo l’Islam, ha una dimensione sacra, ed è proprio attraverso il matrimonio che si realizza l’unità familiare, un valore fondamentale per la stabilità della società. In questo quadro, la famiglia tradizionale iraniana, che ha radici profonde nella cultura e nella storia del paese, continua a essere vista come una forza di coesione sociale e spirituale. Il Direttore ha inoltre affrontato la questione della discriminazione tra uomo e donna, un tema che, nel contesto islamico, è stato spesso malinteso o interpretato in maniera erronea. Emami ha precisato che, pur non esistendo una perfetta uguaglianza tra uomo e donna in tutti gli aspetti della vita, entrambi sono uguali nei diritti fondamentali, nella natura e nel destino. L’Islam, infatti, non sostiene una superiorità dell’uomo sulla donna, ma riconosce che i due sessi hanno ruoli diversi, complementari, e che entrambi sono essenziali per il benessere della famiglia. La complementarietà dei ruoli, sottolineata nel Corano, non implica che uno sia superiore all’altro, ma che ciascuno contribuisca alla famiglia secondo le proprie peculiarità. Infine, Emami ha affrontato l’impatto della mercificazione delle relazioni, sottolineando che il neoliberismo ha trasformato anche i legami affettivi in merce. In questo contesto, le relazioni familiari vengono viste come transazioni economiche, dove il valore del legame dipende dal guadagno e dalla perdita materiale. Emami ha esaminato come questa mercificazione abbia indebolito la famiglia come istituzione, portando a una crescente solitudine e alienazione nelle società contemporanee. Ha richiamato anche l’analisi di Marx ed Engels, che nel loro “Manifesto” avevano già identificato il potere della borghesia nel distorcere le relazioni familiari, riducendole a semplici rapporti economici. Bevassi, Zhok, Trabucco, Morganti, Meybodi, Tarkian, Frezza, Faeznia MEYBODI: L’intervento “Studio sulla famiglia” di A. Emami Meybodi ha offerto una riflessione profonda sulla concezione della famiglia all’interno della tradizione islamica, intrecciando aspetti religiosi, culturali e filosofici. L’intervento è stato sviluppato attorno all’idea che la famiglia sia una delle fondamenta principali per la costruzione di una società giusta e armoniosa. Secondo Emami Meybodi, la famiglia non è solo una struttura sociale, ma una realtà che incarna valori morali e spirituali che, se rispettati, contribuiscono al benessere collettivo. L’autore ha esaminato la famiglia dal punto di vista filosofico, richiamando le dottrine islamiche che vedono nel matrimonio e nella genitorialità un dovere sacro. In particolare, la visione islamica della famiglia è radicata in un’etica che promuove l’equilibrio tra i ruoli maschili e femminili, pur riconoscendo che i compiti e le responsabilità possono differire in base alla natura dei due sessi, come delineato nelle scritture. Emami Meybodi ha sottolineato che la figura della donna, pur avendo un ruolo centrale nell’educazione dei figli, non è confinata a una dimensione puramente domestica; la sua partecipazione attiva alla società è, infatti, sempre stata prevista e valorizzata all’interno delle strutture tradizionali islamiche. La riflessione filosofica di Emami Meybodi si è concentrata anche sull’importanza dell’educazione morale all’interno della famiglia, che deve essere ispirata ai principi etici e spirituali dettati dalla fede islamica. In questo contesto, l’autore ritiene che la famiglia sia l’ambiente ideale in cui le generazioni più giovani possano apprendere valori fondamentali come la giustizia, la solidarietà e il rispetto reciproco. La dimensione educativa della famiglia, secondo Emami Meybodi, è cruciale non solo per la crescita individuale dei figli, ma anche per la stabilità e la prosperità della società nel suo complesso. FAEZNIA: L’intervento di A. Faeznia ha affrontato le sfide contemporanee che riguardano l’istituzione familiare, sottolineando l’importanza della famiglia come fondamento della società e della cultura. La famiglia, pur essendo una “istituzione piccola“, ha un impatto decisivo sulla prevenzione di crimini, violenza e disordini sociali. Per preservare l’identità di una nazione, è essenziale mantenere la coesione e la forza della famiglia. L’autore ha suggerito l’uso di vari indicatori per valutare la situazione della famiglia, come i tassi di matrimonio e divorzio, la violenza familiare, la depressione, l’abuso di sostanze, e la sicurezza percepita all’interno della famiglia, in particolare per le donne. Faeznia ha evidenziato anche l’importanza della religione e della spiritualità nella vita familiare. Nel contesto occidentale, la famiglia ha attraversato varie fasi storiche, influenzate dall’emergere del cristianesimo, la caduta dell’Impero Romano, la rivoluzione industriale e le guerre mondiali. Oggi, l’Occidente ha una visione moderna della famiglia, con un focus sul comfort e la tranquillità, ma con nuove sfide legate ai movimenti anti-morali. Faeznia ha concluso con un richiamo alla spiritualità e all’etica familiare come strumenti fondamentali per ridurre i danni sociali. La citazione dal Corano (Sura Ar-Rum, 21) ha enfatizzato l’importanza dell’amore, della compassione e della tranquillità all’interno della famiglia come segni di benessere e crescita spirituale. Durante l’incontro FARAHMANDPOUR: L’intervento di F. Farahmandpour ha esplorato il cambiamento nei ruoli familiari, con particolare attenzione al trasferimento di funzioni tradizionali della famiglia verso le istituzioni civili. Nell’Islam, la famiglia è vista come un’istituzione fondamentale, che nasce dalla scelta consapevole e dall’impegno collettivo, coprendo bisogni sia interni (emotivi, psicologici, sessuali) che esterni (integrazione sociale, riproduzione, sostegno economico). Il successo della famiglia dipende dalla sua coesione emotiva, stabilità e impegno reciproco, che sono essenziali per il benessere sia individuale che collettivo. Con l’indebolirsi della famiglia e l’emergere di un approccio più individualista, gli individui iniziano a cercare soluzioni esterne per soddisfare i propri bisogni, riducendo le relazioni familiari a legami più deboli e temporanei. Questo fenomeno ha portato a una crescente dipendenza dai servizi sociali e dalle istituzioni statali. La legalizzazione di nuovi modelli familiari e l’accettazione di relazioni sessuali al di fuori della famiglia sono alcuni dei cambiamenti associati a questa evoluzione. Nonostante gli investimenti nelle politiche di welfare, i risultati non sono riusciti a compensare i vuoti emotivi e sociali creati da questo cambiamento. Farahmandpour ha dichiarato che il rafforzamento della famiglia è cruciale per il benessere sociale e la stabilità, e che il ritorno a una concezione naturale e sana della famiglia, come sancito anche dalla religione islamica, potrebbe rappresentare una soluzione ai problemi attuali. La famiglia, come struttura stabile e fondata su legami affettivi, è vista come essenziale per il progresso e la coesione della società. KALHOR: L’intervento di S. Kalhor ha esplorato l’importanza della famiglia nella società iraniana, sottolineando come, a livello globale, le famiglie affrontino sfide simili, tra cui la “solitudine emotiva”, che evidenzia la perdita di molte funzioni familiari, lasciando solo la funzione emotiva. Sebbene questa realtà si manifesti globalmente, l’Iran ha mostrato una certa resistenza alle trasformazioni, con la struttura familiare che continua a giocare un ruolo cruciale nonostante le difficoltà, come dimostrato nei tassi di divorzio e nelle difficoltà matrimoniali. Un aspetto fondamentale della resistenza della famiglia iraniana è l’emergere di una forma di famiglia semi-allargata/semi-nucleare, che riesce a mantenere la coesione emotiva tra i membri, soprattutto in periodi di instabilità. La cultura iraniana di “solidarietà familiare”, rappresentata da tradizioni annuali come le visite ai parenti, contribuisce a questo supporto emotivo. In Iran, momenti come il Nowruz (Capodanno), Ramadan e altre festività favoriscono l’incontro familiare, rafforzando legami e supporto emotivo, essenziali per preservare la funzione emotiva della famiglia. Foto di gruppo relatori TARKIAN: L’intervento della moderatrice della giornata H. Tarkian, intitolato “Sostenere la donna per salvare la famiglia”, ha sottolineato la visione critica della corrente progressista e ultralaicista che ha trasformato le società e danneggiato il ruolo della famiglia e della donna. Tarkian ha evidenziato come i movimenti per i diritti delle donne, nel cercare di ottenere uguaglianza con gli uomini, abbiano paradossalmente svalutato la dignità intrinseca della donna. In questo contesto, la realizzazione della donna viene erroneamente associata a una carriera o a comportamenti tipicamente maschili, mentre la sua natura e il suo ruolo nelle dinamiche sociali e familiari vengono minimizzati. Tarkian ha criticato l’idea che la donna debba “diventare uomo” per essere considerata realizzata, sostenendo che ogni donna ha un valore intrinseco indipendentemente dal suo rapporto con il mondo maschile. Il suo intervento ha enfatizzato la bellezza delle differenze tra uomo e donna, visto che queste differenze sono un riflesso della perfezione divina. La moderatrice ha sottolineato che l’uguaglianza tra uomo e donna non significa uniformità, ma piuttosto il riconoscimento e il rispetto delle rispettive qualità e potenzialità. Secondo Tarkian, la vera realizzazione della donna non risiede nel competere con l’uomo, ma nell’affermare il suo valore come donna, rispettando e valorizzando la sua natura. La moderatrice ha proposto di promuovere una visione della società che incoraggi la “cultura della vita” piuttosto che la “cultura della morte”, che è invece supportata da movimenti che promuovono l’aborto e l’eutanasia, ideologie che alienano la donna dalla sua identità naturale. Tarkian ha concluso il suo intervento e l’incontro con un appello alla costruzione di comunità vive e accoglienti, dove la famiglia sia il cuore della società, e dove le donne possano essere sostenute nelle loro decisioni, promuovendo la vita e il benessere della società nel suo complesso. Si ringraziano per la traduzione e l’organizzazione Hanieth Tarkian e Mohsen Yazdani
Roma, 31 marzo 2025 – Si è svolto nella mattinata di lunedì 31 marzo dalle ore 10, presso l’Istituto San Domenico di Roma, ilprimo ciclo di dialogo italo-iraniano sulla famiglia, promosso in collaborazione tral’Istituto Culturale della Repubblica Islamica dell’Iran a Roma e una rete di studiosi italiani attivi in ambito giuridico, filosofico e sociale.
L’evento ha visto la partecipazione diaccademici, ricercatori, attivisti e rappresentanti istituzionali provenienti daIraneItalia, uniti dal comune intento di riflettere sulruolo della famiglia nella società contemporanea, analizzando problematiche e opportunità legate alla sua salvaguardia e valorizzazione, tanto sul piano culturale quanto su quello legislativo e morale.
Foto di gruppo relatori
Nel corso della giornata, i relatori si sono confrontati su temi centrali come ildiritto familiare, ilruolo educativo della genitorialità, lavalorizzazione della donna, ledinamiche intergenerazionali e iprincipi etici condivisi, proponendo spunti per la costruzione dipolitiche familiari più solide e orientate al bene comune.
In particolare, il dialogo si è proposto di rafforzare la collaborazione tra le due culture sul terreno comune della centralità della famiglia, favorendoscambi accademici,proposte concrete di tutela emodelli di sviluppo sostenibili dal punto di vista umano e sociale.
Il confronto si è svolto in un clima di apertura e reciproco rispetto, ponendo l’accento sulla necessità di recuperare e rinnovare i valori fondanti delle società attraverso la famiglia, intesa non solo come nucleo affettivo, ma anche comecellula generativa di coesione e stabilità.
Hanno preso parte al dibattito per la delegazione italiana:Ginevra Bovassi, professoressa di Bioetica e associate researcher della Cattedra UNESCO in Bioetica e Diritti Umani;Elisabetta Frezza, dottore di ricerca in Diritto processuale civile, madre di cinque figli e responsabile scuola dell’associazione ContiamoCi;Adolfo Morganti, co-fondatore del Corso di Alta Formazione in Dialogo Interreligioso e Relazioni Internazionali;Daniele Trabucco, professore di Diritto Costituzionale e Diritto Pubblico Comparato;Andrea Zhok, professore di Filosofia Morale presso l’Università degli Studi di Milano.
BONASSI: L’intervento della Bonassiha analizzato ilruolo cruciale della famiglia naturalecome fondamento della società, mettendo in evidenza come la sua “salute” incida direttamente sul benessere morale e culturale di una civiltà. Ha sottolineato come la famiglia, se ferita o distrutta, porti al declino della società stessa. LaBonassiha descritto la famiglia come una “fortezza inespugnabile” che ha resistito nel tempo, ma che oggi sembra essere priva di custodi che credano ancora nel suo valore. Secondo la professoressa, la famiglia continua a conservare ilpotenziale per testimoniare la sua bellezza,anche se la società occidentale non sembra più accogliere questo messaggio.
Inoltre, ha fatto riferimento allaCostituzione italiana e alla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani,che riconoscono la famiglia naturale come un diritto fondamentale, sottolineando la centralità della famiglia nella società. L’intervento ha messo in evidenza come, sebbene il diritto laico e la razionalità abbiano preso piede, la famiglia rimanga radicata nelle tradizioni giudaico-cristiane che hanno plasmato la cultura occidentale.
L’autrice ha concluso con un’analisi critica della crisi della famiglia oggi, legata allasecolarizzazionee allecorrenti di pensiero modernisteche hanno contribuito al suo indebolimento, sostituendo il riconoscimento dei valori morali di base con una visione individualista e relativistica della libertà. L’intervento, infine, ha citato la riflessione delCardinale Caffarra, cheparagona il declino della famiglia a un edificio che viene smontato pezzo per pezzo: pur mantenendo tutti i pezzi, l’edificio perde il suo significato unitario.
In primo piano Elisabetta Frezza accanto alla professoressa Bovassi
FREZZA:L’intervento effettuato daElisabetta Frezzaha denunciato come la famiglia, ultima isola di libertà e autonomia, venga minacciata da una campagna delle oligarchie sovranazionali che mirano a distruggere l’identità individuale e collettiva.
Lascuola, invece di trasmettere conoscenze, è diventata uno strumento per imporre ideologie, plasmando le menti degli studenti in conformità con idogmi dell’Agenda 2030.Questi nuovi insegnamenti, che includonoeducazione alla sessualità e la promozione del concetto di “genere”,minano lacostruzione dell’identità personale e familiare.
La scuola, spogliata del suo ruolo educativo, diffonde pacchetti ideologici che sfidano i valori tradizionali, comela famiglia intesa come unione tra uomo e donna, e promuove una visione del mondo checonsidera la sessualità e l’identità di genere come variabili fluide.
LaFrezzaha evidenziato anche l’influenza delle organizzazioni sovranazionali, comel’ONU,che attraverso politiche educative globali cercano dinormalizzare comportamenti devianti, come la pedofilia, e ridurre l’influenza dei genitori nell’educazione dei figli.
MORGANTI: Adolfo Morganti,nel suo intervento, ha esplorato come la famiglia sia stata un obiettivo di attacco nel corso dei secoli, in particolare con l’affermarsi di visioni politiche e culturali moderne.
Partendo dalcontrasto tra la visione religiosa e quella laica,Morgantiha distintol’Europa tradizionale, radicata neivalori greco-romano-cristiani,dall’Occidente moderno, influenzatodal protestantesimo e dal liberalismo, che vede nella famiglia un ostacolo da superare.
L’influenza di Lutero, del razionalismo e dell’illuminismoha ridotto la famiglia a una semplicecostruzione sociale, mentre il neoliberismo degli anni ’60 e ’70 ha ulteriormente minato il suo ruolo.
Secondo Morganti, la risposta a questa crisi risiede neldialogo interreligioso, che può contribuire a difendere la famiglia e riscoprire i valori tradizionali condivisi da tutte le culture. La famiglia, quindi, resta unpilastro fondamentaleda preservare.
In primo piano Daniele Trabucco, al centro Zhok e Morganti, in fondo Mohsen Yazdani
TRABUCCO: Daniele Trabuccoha analizzato, invece, ilconcetto di famiglia nella Costituzione italiana,evidenziandol’ambiguitàche caratterizza la sua nozione nell’ordinamento giuridico. L’art. 29 della Costituzione riconosce la famiglia come «società naturale fondata sul matrimonio», ma questo riconoscimento non si traduce in un’adesione ai principi della legge naturale. La giurisprudenza costituzionale ha progressivamente distorto questa visione, spostandosi verso unapproccio nominalistache ha svuotato il concetto di naturalità.
Trabuccoha criticato l’evoluzione normativa, a partire dalle sentenze dellaCorte costituzionale, che hanno ampliato la nozione di famiglia includendo unioni non eterosessuali, fino alla legge Cirinnà del 2016.
Secondo Trabucco, questo processo ha ridotto la famiglia a unconcetto fluido,soggetto a reinterpretazioni, lontano dalla visione classica di un ordine naturale. La conseguenza di tale relativizzazione è la diffusione di unindividualismo esasperato e la disgregazione del tessuto sociale,con effetti devastanti sulla natalità, sull’educazione e sulla stabilità matrimoniale, che vengono sostituiti da unacultura del provvisorio.
ZHOK: Il professor Zhoknel suo intervento ha esplorato la famiglia come un’istituzione che si fonda su un equilibrio tra dimensione naturale e culturale. Ha analizzato la tensione tra questi due aspetti, evidenziando che la famiglia non può essere ridotta né a un semplice riflesso della natura umana, né a una costruzione esclusivamente culturale.La famiglia è una formazione culturaleche, pur avendo una base naturale (la riproduzione biologica e culturale della specie), è anche influenzata dalle tradizioni e dalle norme sociali di una determinata comunità. Quando la cultura sopraffaceva la natura o viceversa, la famiglia perdeva la sua funzione sociale, portando a esiti disfunzionali.
Zhokha sottolineato l’ambiguità dei termini “famiglia tradizionale”e “famiglia naturale“. La “famiglia tradizionale”non può essere universale, poiché ogni cultura ha sviluppato modelli familiari differenti, adattati ai contesti specifici. La “famiglia naturale“, d’altra parte, non è un concetto che può essere ridotto alla sola dimensione biologica, ma deve comprendere anche l’aspetto culturale, che garantisce la trasmissione dei valori, delle esperienze e delle pratiche sociali da una generazione all’altra.
L’autore ha anche evidenziato come, nellesocietà contemporanee,in particolare nellesocietà liberali moderne, si sia verificato un allentamento delle normative familiari e una riduzione del ruolo privilegiato della famiglia come istituzione sociale.
SecondoZhok, questa semplificazione del concetto di famiglia (ridotta a una semplice unione sentimentale o fisica) ha portato alla perdita delle funzioni biologiche e culturali fondamentali. In particolare, quando vengono esclusi i doveri morali interni alla famiglia, si rischia di dissolvere la sua funzione di riproduzione biologica e culturale, così come il fondamento delle normatività sociali.
A destra Hanieth Tarkian, con Ali Emami Meybodi e Seyed Mohammad Emami, a sinistra Daniele Trabucco e in fondo Mohsen Yazdani
Per la delegazione iraniana hanno preso parte al dibattito:Hanieth Tarkian, docente di Studi Islamici (che ha anche moderato l’evento e ha poi concluso la giornata);Mahboubeh Ardebili, docente universitaria e attivista per l’empowerment femminile;Seyed Mohammad Emami, direttore dell’Istituto Culturale della Repubblica Islamica dell’Iran a Roma;Ali Emami Meybodi, esperto in giurisprudenza politica e relazioni internazionali;Fatemeh Farahmandpour, presidente del Consiglio per la Donna e la Famiglia, membro del Consiglio Supremo della Rivoluzione Culturale iraniana;Ali Faeznia, direttore del Centro Culturale Imam Ali (as) di Milano;Saeed Kalhor, docente universitario e consigliere del Ministro per lo Sport e i Giovani della Repubblica Islamica dell’Iran.
Gli interventi tra la delegazione italiana e iraniana si sono intervallati con momenti di riflessione congiunta. Ora riportiamo la sintesi degli interventi iraniani in ordine alfabetico.
In collegamento da Teheran Fatemeh Farahmandpour e Mahboubeh Ardebili
ARDEBILI:Circa venti anni fa, laprofessoressa Ardebiliha iniziato a impegnarsi seriamente nella politica familiare, concentrandosi su problematiche come l’aumento dell’età media del matrimonio, l’incremento dei divorzi e le difficoltà nella vita familiare. Inizialmente, l’approccio era psicologico e individuale, focalizzandosi sull’educazione delle coppie e sulla consulenza matrimoniale, con progetti come la formazione per coppie appena sposate. Tuttavia, il risultato non fu soddisfacente, poiché questi progetti non riuscivano a coprire tutta la popolazione e a produrre cambiamenti significativi.
La svolta arrivò con il progetto“Primavera della bontà“, che coinvolgeva tutte lecoppie della provincia di Fars, fornendo formazione e consulenza per iprimi cinque anni di matrimonio.Nonostante i successi iniziali, come lariduzione del rapporto divorzi/matrimoninella regione, il trend negativo per la famiglia a livello nazionale persisteva. Questo portòArdebilia riflettere su un possibile errore di approccio, riconoscendo lavisione paternalistica e unilateraleche vedeva la famiglia come un’entità da proteggere, anziché come un attore attivo.
Adottando un “approccio integrato alla famiglia”,Ardebiliha promosso una visione che coinvolge tutte le politiche, da quelle economiche a quelle sanitarie e urbane, con l’obiettivo di renderela famiglia un elemento centrale della governance e delle politiche pubbliche.Questo approccio mirava a passare da un supporto passivo a una promozione dellacentralità della famiglia,facendola agire come un attore capace di risolvere i propri problemi e influenzare l’ambiente circostante.
Iniziative come ilmodello “Reihan”aTeheranhanno messo in luce come le famiglie possano affrontare i propri problemi locali attraverso soluzioni creative, promuovendo un ecosistema che permetta alle famiglie di prosperare. L’obiettivo è trasformare la città in un luogo dovelefamiglie, come istituzioni viventi,possanopartecipare attivamente alla risoluzione dei problemi sociali e politici, con un impatto positivo sul benessere collettivo.
Seyed Mohammad Emam a destra in primo piano
EMAMI:L’intervento diSeyed Mohammad Emami,Direttore dell’Istituto Culturale dell’Iran, è stato particolarmente significativo in quanto ha affrontato la visione dellaGuida Suprema dell’Iran, Ayatollah Ali Khamenei,riguardo le origini culturali e di genere delle crisi che oggi minacciano la famiglia.Emamiha delineato con chiarezza la situazione attuale, sia inIranche in altre regioni, descrivendo la contemporaneità come un’epoca contrassegnata dalla“guerra contro la famiglia”,una guerra che ha avuto impatti devastanti sulla struttura familiare e sulle sue funzioni storiche.
Secondo Emami, lacrisi della famigliaè il risultato di un lungo processo storico che ha radici profonde in unaserie di mutamenti economici, politici e sociali, derivanti principalmente dall’affermarsi delmodello neoliberista. Questo modello ha promosso unavisione individualista e consumistica della vita, dove il mercato e l’individualismo estremo sono diventati i fattori determinanti delle scelte quotidiane.
Emamiha evidenziato comel’ideologia neoliberale, che ha trovato terreno fertile soprattutto inOccidente,abbia imposto unavisione utilitaristica delle relazioni umane, riducendo la famiglia a unastruttura funzionale alle esigenze economiche e al profitto. La famiglia, in questo contesto, perde il suo valore intrinseco comecellula sociale e culturale, diventando un mero ingranaggio in un sistema che riduce ogni relazione a un atto discambio basato sul “dare e avere”.
Un altro aspetto fondamentale sollevato daEmamiriguarda ladisonestàcon cui vengonotrattati i diritti delle donne, specialmente nel contesto della globalizzazione culturale. L’intervento ha sottolineato che, sebbene esistano iniziative sincere da parte dimovimenti femministi che lottano per i diritti delle donne in ambito lavorativo e sociale,questi stessi movimenti sono stati spesso strumentalizzati dai capitalisti occidentali per promuovere unmodello di liberazioneche, in realtà, non tiene conto della storia culturale e sociale dei paesi delTerzo Mondo.
Laddove ilfemminismo occidentaleha avuto un impatto positivo in alcuni contesti, il suo adattamento nei paesi non occidentali, come l’Iran, è stato spesso distorto pergiustificare una rottura con le tradizioni culturali locali, presentando la famiglia comeun’istituzione oppressiva.Emamiha criticatol’industria dei media occidentali, che contribuisce ad alimentare l’illusione che le donne del mondo orientale possano trovare la loro libertà solo abbandonando le proprie tradizioni, spesso ignorando le complessità storiche del colonialismo e dello sfruttamento.
Seyed Mohammad Emamiha anche richiamato lavisione islamicariguardo al matrimonio e alla famiglia, enfatizzando che il matrimonio non è semplicemente un contratto sociale, ma una “unione divina”. Secondo l’insegnamento dell’Islam, come sottolineato dallaGuida Suprema,la coppia uomo-donnanon è solo un’unione fisica, ma unacombinazione di due esseri complementari che, unendosi, creano una terza entità, la famiglia.
Emamiha ricordato che il matrimonio, secondo l’Islam,ha unadimensione sacra, ed è proprio attraverso il matrimonio che si realizza l’unità familiare, un valore fondamentale per la stabilità della società. In questo quadro,la famiglia tradizionale iraniana, che ha radici profonde nella cultura e nella storia del paese, continua a essere vista come una forza di coesione sociale e spirituale.
Il Direttoreha inoltre affrontato la questione delladiscriminazione tra uomo e donna, un tema che, nel contesto islamico, è stato spesso malinteso o interpretato in maniera erronea.Emamiha precisato che, pur non esistendo una perfetta uguaglianza tra uomo e donna in tutti gli aspetti della vita, entrambi sonouguali nei diritti fondamentali, nella natura e nel destino.
L’Islam, infatti,non sostiene una superiorità dell’uomo sulla donna, ma riconosce chei due sessi hanno ruoli diversi, complementari, e cheentrambisonoessenziali per il benessere della famiglia.La complementarietà dei ruoli, sottolineata nelCorano,non implica che uno sia superiore all’altro, ma checiascuno contribuisca alla famiglia secondo le proprie peculiarità.
Infine,Emamiha affrontato l’impatto dellamercificazione delle relazioni,sottolineando che ilneoliberismoha trasformato anchei legami affettivi in merce. In questo contesto, le relazioni familiari vengono viste cometransazioni economiche,dove il valore del legame dipende dal guadagno e dalla perdita materiale.Emamiha esaminato come questa mercificazione abbiaindebolito la famiglia come istituzione, portando a una crescente solitudine e alienazione nelle società contemporanee. Ha richiamato anchel’analisi di Marx ed Engels, che nel loro“Manifesto”avevano già identificato ilpotere della borghesianel distorcere le relazioni familiari, riducendole a semplici rapporti economici.
MEYBODI:L’intervento “Studio sulla famiglia” diA. Emami Meybodiha offerto una riflessione profonda sulla concezione della famiglia all’interno dellatradizione islamica, intrecciando aspettireligiosi, culturali e filosofici. L’intervento è stato sviluppato attorno all’idea che la famiglia sia una dellefondamenta principali per la costruzione di una società giusta e armoniosa.Secondo Emami Meybodi,la famiglia non è solo una struttura sociale, ma una realtà che incarna valori morali e spirituali che, se rispettati, contribuiscono al benessere collettivo.
L’autore ha esaminato la famiglia dalpunto di vista filosofico, richiamando ledottrine islamicheche vedono nel matrimonio e nella genitorialità undovere sacro. In particolare, la visione islamica della famiglia è radicata in un’etica che promuovel’equilibrio tra i ruoli maschili e femminili,pur riconoscendo che i compiti e le responsabilità possono differire in base alla natura dei due sessi, come delineato nelle scritture.
Emami Meybodiha sottolineato che la figura della donna, pur avendo un ruolo centrale nell’educazione dei figli, non è confinata a una dimensione puramente domestica; la suapartecipazione attiva alla societàè, infatti, sempre stata prevista e valorizzata all’interno delle strutture tradizionali islamiche.
La riflessione filosofica di Emami Meybodisi è concentrata anche sull’importanzadell’educazione morale all’interno della famiglia,che deve essere ispirata ai principi etici e spirituali dettati dalla fede islamica. In questo contesto, l’autore ritiene che la famiglia sia l’ambiente ideale in cui le generazioni più giovani possano apprendere valori fondamentali comela giustizia, la solidarietà e il rispetto reciproco.La dimensione educativa della famiglia,secondo Emami Meybodi,è cruciale non solo per la crescita individuale dei figli, ma anche per la stabilità e la prosperità della società nel suo complesso.
FAEZNIA:L’intervento diA. Faezniaha affrontato le sfide contemporanee che riguardano l’istituzione familiare, sottolineando l’importanza della famiglia come fondamento della società e della cultura. La famiglia, pur essendo una “istituzione piccola“, ha un impatto decisivo sulla prevenzione di crimini, violenza e disordini sociali. Per preservare l’identità di una nazione, è essenziale mantenere la coesione e la forza della famiglia.
L’autore ha suggerito l’uso di vari indicatori per valutare la situazione della famiglia, come itassi di matrimonio e divorzio, la violenza familiare, la depressione, l’abuso di sostanze, e la sicurezza percepita all’interno della famiglia, in particolare per le donne.Faezniaha evidenziato anche l’importanza della religione e della spiritualità nella vita familiare.
Nel contesto occidentale, la famiglia ha attraversato varie fasi storiche, influenzate dall’emergere del cristianesimo, la caduta dell’Impero Romano, la rivoluzione industriale e le guerre mondiali. Oggi, l’Occidente ha una visione moderna della famiglia, con un focus sul comfort e la tranquillità, ma con nuove sfide legate ai movimenti anti-morali.
Faezniaha concluso con un richiamo alla spiritualità e all’etica familiare come strumenti fondamentali per ridurre i danni sociali. La citazione dal Corano (Sura Ar-Rum, 21) ha enfatizzato l’importanza dell’amore, della compassione e della tranquillità all’interno della famiglia come segni di benessere e crescita spirituale.
Durante l’incontro
FARAHMANDPOUR:L’intervento diF. Farahmandpourha esplorato il cambiamento nei ruoli familiari, con particolare attenzione al trasferimento di funzioni tradizionali della famiglia verso le istituzioni civili.Nell’Islam, la famiglia è vista come un’istituzione fondamentale, che nasce dallascelta consapevole e dall’impegno collettivo,coprendo bisogni sia interni (emotivi, psicologici, sessuali) che esterni (integrazione sociale, riproduzione, sostegno economico). Il successo della famiglia dipende dalla suacoesione emotiva, stabilità e impegno reciproco, che sono essenziali per il benessere sia individuale che collettivo.
Con l’indebolirsi della famiglia e l’emergere di unapproccio più individualista, gli individui iniziano a cercare soluzioni esterne per soddisfare i propri bisogni, riducendo le relazioni familiari a legami più deboli e temporanei. Questo fenomeno ha portato a una crescentedipendenza dai servizi sociali e dalle istituzioni statali.La legalizzazione di nuovi modelli familiari e l’accettazione di relazioni sessuali al di fuori della famiglia sono alcuni dei cambiamenti associati a questa evoluzione. Nonostante gli investimenti nelle politiche di welfare, i risultati non sono riusciti a compensare i vuoti emotivi e sociali creati da questo cambiamento.
Farahmandpourha dichiarato che il rafforzamento della famiglia è cruciale per il benessere sociale e la stabilità, e che il ritorno a unaconcezione naturale e sana della famiglia,come sancito anche dalla religione islamica,potrebbe rappresentare una soluzione ai problemi attuali. La famiglia, come struttura stabile e fondata su legami affettivi, è vista come essenziale per il progresso e la coesione della società.
KALHOR:L’intervento diS. Kalhorha esploratol’importanza della famiglia nella società iraniana,sottolineando come, a livello globale, le famiglie affrontino sfide simili, tra cui la“solitudine emotiva”, che evidenzia la perdita di molte funzioni familiari, lasciando solo la funzione emotiva. Sebbene questa realtà si manifesti globalmente,l’Iran ha mostrato una certa resistenza alle trasformazioni, con la struttura familiare che continua a giocare un ruolo cruciale nonostante le difficoltà, come dimostrato nei tassi di divorzio e nelle difficoltà matrimoniali.
Un aspetto fondamentale dellaresistenza della famiglia iranianaè l’emergere di una forma difamiglia semi-allargata/semi-nucleare, che riesce a mantenere la coesione emotiva tra i membri, soprattutto in periodi di instabilità. La cultura iraniana di “solidarietà familiare”, rappresentata datradizioni annualicome le visite ai parenti, contribuisce a questo supporto emotivo. In Iran, momenti come ilNowruz (Capodanno), Ramadane altre festività favorisconol’incontro familiare, rafforzando legami e supporto emotivo, essenziali per preservare la funzione emotiva della famiglia.
Foto di gruppo relatori
TARKIAN:L’intervento della moderatrice della giornataH. Tarkian, intitolato“Sostenere la donna per salvare la famiglia”, ha sottolineato la visione critica della corrente progressista e ultralaicista che ha trasformato le società e danneggiato il ruolo della famiglia e della donna.
Tarkianha evidenziato come imovimenti per i diritti delle donne, nel cercare di ottenere uguaglianza con gli uomini, abbiano paradossalmentesvalutato la dignità intrinseca della donna. In questo contesto, la realizzazione della donna viene erroneamente associata a unacarriera o a comportamenti tipicamente maschili,mentre la sua natura e il suo ruolo nelle dinamiche sociali e familiari vengono minimizzati.
Tarkianha criticato l’idea che la donna debba “diventare uomo” per essere considerata realizzata, sostenendo cheogni donna ha un valore intrinseco indipendentemente dal suo rapporto con il mondo maschile.Il suo intervento ha enfatizzatola bellezza delle differenze tra uomo e donna,visto che queste differenze sono unriflesso della perfezione divina. La moderatrice ha sottolineato che l’uguaglianza tra uomo e donna non significa uniformità, ma piuttosto ilriconoscimento e il rispetto delle rispettive qualità e potenzialità.
Secondo Tarkian, la vera realizzazione della donna non risiede nel competere con l’uomo, ma nell’affermare il suo valore come donna, rispettando e valorizzando la sua natura.
La moderatrice ha proposto di promuovere una visione della società che incoraggi la“cultura della vita”piuttosto che la“cultura della morte”,che è invece supportata da movimenti chepromuovono l’aborto e l’eutanasia,ideologie che alienano la donna dalla sua identità naturale.
Tarkianha concluso il suo intervento e l’incontro con un appello allacostruzione di comunità vive e accoglienti, dove la famiglia sia il cuore della società, e dove le donne possano essere sostenute nelle loro decisioni, promuovendo la vita e il benessere della società nel suo complesso.
Si ringraziano per la traduzione e l’organizzazioneHanieth TarkianeMohsen Yazdani
Scrittrice di fiabe, favole e leggende, pubblica anche romanzi, racconti, saggi e biografie. Collabora con varie riviste scrivendo articoli, recensioni e interviste. Incontra talenti del mondo della Letteratura, dell’Arte, della Musica, del Cinema, del Teatro, delle Discipline Olistiche e della Scienza popolando così le sue giornate di nuove scoperte.