In Egitto, il Presidente ha il potere di emettere disposizioni presidenziali che regolamentano vari aspetti della vita pubblica, tra cui anche il controllo delle moschee.

Nel 2014, il presidente Abdel Fattah al-Sisi ha emesso una serie di disposizioni volte a rafforzare il controllo dello Stato sulle moschee e sui loro imam. In particolare, queste disposizioni hanno mirato a limitare l’influenza dei gruppi islamisti radicali all’interno dei luoghi di culto , ad evitare la diffusione di idee estremiste.

Tra le misure adottate vi sono la nomina di imam e predicatori da parte del Ministero degli Affari Religiosi, la creazione di un registro nazionale degli imam e la richiesta che gli imam si attengano ai sermoni stabiliti dal Ministero degli Affari Religiosi. Inoltre, le moschee sono soggette a ispezioni regolari da parte delle autorità governative per controllare la conformità alle norme e alle leggi.

I predicatori non possono più essere scelti autonomamente dalle comunità locali, ma vengono selezionati e nominati dal governo. Questa misura è stata adottata per garantire che solo gli imam e i predicatori considerati affidabili e moderati possano svolgere tali ruoli.

In Egitto viene controllata anche la tracciabilità delle donazioni del Venerdì, che rappresentano una fonte importante di finanziamento per le moschee. Nel 2018, il governo egiziano ha introdotto una nuova legge che regolamenta le donazioni alle moschee, al fine di prevenire il finanziamento del terrorismo e di limitare l’influenza dei gruppi islamisti radicali.

Secondo la nuova legge, tutte le donazioni fatte alle moschee devono essere tracciabili e registrate in modo da poter essere monitorate dalle autorità. Ciò significa che le moschee devono tenere registri dettagliati delle donazioni ricevute, indicando il nome del donatore, l’importo donato e il motivo della donazione.

Le moschee che non rispettano queste disposizioni, sono soggette a sanzioni e si puo’ arrivare alla chiusura della moschea stessa.

Anche il Principe Mohammed bin Salman ha adottato una serie di misure di sicurezza per contrastare l’estremismo nelle moschee in Arabia Saudita.

Una delle misure principali è stata l’istituzione di un nuovo organismo governativo, il “Centro per il Combattimento dell’Estremismo Ideologico”, che ha il compito di prevenire l’estremismo e il radicalismo nelle scuole, nelle università e nelle moschee. Il Centro si occupa anche di monitorare e bloccare i siti web che diffondono ideologie estremiste.

Inoltre, il governo saudita ha avviato un programma di formazione per gli imam delle moschee, al fine di garantire che diffondano un messaggio di moderazione e tolleranza. Il programma include anche la formazione degli insegnanti di religione nelle scuole e nelle università.

Il governo saudita ha inoltre promosso una serie di iniziative culturali e sociali, come ad esempio la creazione di un centro di ricerca sul dialogo interreligioso e la promozione del turismo religioso, per contrastare l’estremismo e promuovere la comprensione e la tolleranza tra le diverse comunità.

In Italia ha suscitato polemiche , soprattutto da parte dei partiti di sinistra, la proposta di legge dell On. Tommaso Foti ,schierato con il partito del Presidente Giorgia Meloni, di chiudere le moschee abusive nei garage e nei capannoni.
La relazione tra lo Stato italiano e l’Islam è regolata principalmente dalla legge che garantisce la libertà di religione a tutti i cittadini. Ci sono inoltre disposizioni specifiche per l’Islam che regolano l’istruzione religiosa nelle scuole e l’edificazione di luoghi di culto attraverso la normativa sulle pratiche religiose non cattoliche del 1990. Inoltre, l’Italia ha siglato un Accordo bilaterale con l’Unione Islamica Italiana (UIOI) del 2015 per regolare la presenza dell’Islam in Italia e garantire i diritti delle persone di fede musulmana.

Tutte le organizzazioni islamiche devono rispettare queste normative e regolamenti. Tuttavia, ci sono ancora alcune questioni aperte, come la regolamentazione dell’imamato e dei finanziamenti stranieri, che rappresentano un punto di conflitto tra il governo e le comunità islamiche in Italia.

Le moschee ufficiali in Italia sono 12 nel senso di costruzioni fatte ad hoc, 6 complete di minareto (Segrate Milano, Roma, Ravenna, Colle di Val D’Elsa, Forlí, Piacenza in ordine di inaugurazione); mentre i luoghi di culto islamico sono più di 1.000.

Premesso che la libertà di culto è stabilita nella Costituzione Italiana, certamente si dovrebbe da una parte consentire la costruzione di nuove moschee , dall’ altra impedire l’ abusivismo e la predicazione da parte di Imam improvvisati, prendendo esempio dallo Stato egiziano.

Per fare questo , i funzionari di governo e le forze di sicurezza potrebbero confrontarsi con gli Imam del Centro Islamico Culturale d’Italia, il più importante d’ Europa, che hanno una solida formazione professionale, culturale, e sono da sempre attenti alle dinamiche del terrorismo, come testimonia l’ Osservatorio di Al Azhar per il contrasto all’ estremismo.

Altro punto fondamentale è garantire un luogo di sepoltura per culti acattolici in ogni centro cittadino , dal momento che attualmente a livello locale e regionale , vi è ancora qualche difficoltà.

Chiara Cavalieri

Presidente Associazione Italo-Egiziana Eridanus

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